Introdotti in Ticino nell’Ottocento e stipendiati dai comuni, i medici condotti garantivano l’assistenza sanitaria di una circoscrizione e svolgevano anche compiti di sanità pubblica: vaccinazioni, controlli igienico-sanitari e perizie medico-legali. Figure analoghe, con denominazioni e competenze non del tutto sovrapponibili, esistevano anche nella Svizzera tedesca, come i Bezirksärzte o gli Armenärzte, e nella Svizzera romanda, dove operavano i médecins de district e i médecins des pauvres.

Come annunciavano il proprio arrivo i medici condotti ticinesi all’inizio del Novecento? Il telefono era un privilegio per pochi. In alcuni comuni, le famiglie potevano depositare in apposite cassette un avviso per richiedere l’intervento sanitario. Altrove, l’arrivo del medico era annunciato dalle campane, il cui rintocco raggiungeva anche le case più discoste. Assunti dai comuni, i medici condotti servivano l’intera comunità, soprattutto là dove la povertà rendeva la malattia ancora più dura.

Quando la speranza di vita superava di poco i cinquant’anni e molte patologie oggi curabili rappresentavano una minaccia concreta, il medico portava diagnosi, rimedi e soprattutto conforto. Dava la certezza che qualcuno sarebbe arrivato anche col freddo, di notte e nelle case più isolate di chi non poteva pagare la visita.